In questo articolo viene presentata una guida pratica per le società di capitali operanti nel settore commercio (per le modalità di calcolo del rating attribuito dal Mediocredito alle società di capitali del settore industria si rinvia al precedente articolo) allo scopo di comprendere come viene determinato il rating per l’intervento del Fondo di Garanzia PMI (quindi per le piccole e medie imprese)
Quando un’impresa chiede una garanzia al Fondo di Garanzia per le PMI, la banca o l’intermediario finanziario non guarda solo il bilancio. Il modello di valutazione utilizzato dal Fondo[1] combina due fonti di informazione molto diverse tra loro: da un lato i numeri economico-finanziari degli ultimi due bilanci depositati, dall’altro il comportamento tenuto negli ultimi mesi verso banche e finanziarie.
Il risultato è una classe di valutazione e una probabilità di inadempimento stimata, che incidono direttamente sulla concedibilità e sulle condizioni della garanzia.
In questo articolo vediamo, per una società di capitali del settore commercio, quali variabili pesano di più in ciascuno dei due moduli e — soprattutto — cosa può fare concretamente chi gestisce l’impresa per tenere sotto controllo il proprio rating del Fondo di Garanzia, senza addentrarsi nei dettagli statistici del modello.
Come si forma il rating del Fondo di Garanzia: due moduli, due logiche diverse
Il modello si compone di due blocchi che vengono calcolati in modo indipendente e poi combinati tra loro attraverso una matrice di integrazione:
- il modulo economico-finanziario, che “fotografa” la solidità patrimoniale ed economica dell’impresa valutando gli ultimi due bilanci depositati;
- il modulo andamentale, che osserva come l’impresa si è comportata verso il sistema bancario e finanziario negli ultimi mesi, incrociando i dati della Centrale dei Rischi di Banca d’Italia con quelli dei Credit Bureau privati (Crif, Cerved e simili).
La classe finale nasce dall’incrocio dei due moduli: un bilancio solido può essere comunque penalizzato da un comportamento creditizio recente poco virtuoso, e viceversa. Vediamo nel dettaglio i due moduli, per capire su cosa concentrare davvero l’attenzione.
Il modulo economico-finanziario
Per una società di capitali del settore commercio, il modulo economico-finanziario prende in considerazione otto indicatori di bilancio. A ciascuno è associato un peso ufficiale (“incidenza”), espresso in percentuale, che indica quanto quella variabile contribuisce allo score complessivo del modulo.
| # | variabile | incidenza sullo score | priorità gestionale |
| 1 | patrimonio netto / totale attivo | 24,78% | massima |
| 2 | fatturato / totale attivo (rotazione dell’attivo) | 15,63% | alta |
| 3 | oneri finanziari / totale debiti (costo del debito) | 14,92% | alta |
| 4 | variazione % del fatturato | 11,96% | media |
| 5 | oneri finanziari / MOL | 10,34% | media |
| 6 | (disponibilità liquide + liquidità differita) / passivo corrente | 9,17% | media |
| 7 | MOL / (oneri finanziari + totale debiti) | 7,72% | bassa |
| 8 | disponibilità liquide / fatturato | 5,47% | marginale |
I pesi indicati si riferiscono alle imprese con fatturato superiore a 500.000 €. Per le imprese con fatturato pari o inferiore a questa soglia, il modello utilizza pesi leggermente diversi per le stesse otto variabili, ma la gerarchia di importanza resta sostanzialmente la stessa.
Cosa significa in pratica il modulo economico-finanziario, per chi gestisce l’impresa
- Priorità numero uno, e di gran lunga la più importante: la solidità patrimoniale. Quanto il patrimonio netto pesa sul totale dell’attivo aziendale vale da solo circa un quarto dell’intero punteggio del modulo — quasi il doppio della seconda variabile. Trattenere utili in azienda invece di distribuirli integralmente, o valutare un aumento di capitale, è probabilmente la leva più efficace per migliorare il rating.
- Priorità numero due: l’efficienza nell’uso del capitale investito. Il rapporto tra fatturato e totale dell’attivo misura quanto l’azienda genera ricavi rispetto alle risorse impiegate (magazzino, immobili, partecipazioni). Evitare di tenere in bilancio asset sovradimensionati rispetto al giro d’affari reale — ad esempio magazzino in eccesso o immobili sottoutilizzati — aiuta a mantenere questo indicatore su livelli favorevoli.
- Priorità numero tre: il costo del debito. Quanto si paga di interessi rispetto al totale dei debiti resta un fattore rilevante. Rinegoziare condizioni di finanziamento più favorevoli aiuta, ma da sola questa leva non compensa uno squilibrio patrimoniale.
- Peso intermedio, da tenere comunque sotto controllo: la variazione del fatturato, il rapporto tra oneri finanziari e MOL, e il rapporto tra liquidità/crediti a breve e passivo corrente. Quest’ultimo, in particolare, riflette la capacità dell’impresa di far fronte agli impegni a breve termine con le proprie disponibilità: una gestione attenta dei tempi di incasso dai clienti aiuta a mantenerlo in equilibrio.
- Peso più contenuto: il rapporto tra MOL e la somma di oneri finanziari e debiti totali. Pesa meno delle leve precedenti, ma un margine operativo debole rispetto all’indebitamento complessivo spinge comunque questo indicatore verso l’estremo peggiore della sua scala di giudizio.
- Un fattore che pesa poco: la liquidità disponibile rispetto al fatturato. A differenza di altri settori, nel Commercio questo indicatore ha un peso marginale: non vale la pena stravolgere la gestione di tesoreria solo per inseguirlo.
Il modulo andamentale
Mentre il modulo economico-finanziario guarda al passato (gli ultimi due bilanci), il modulo andamentale fotografa il presente: come l’impresa si sta comportando negli ultimi mesi verso le banche e le finanziarie. Le informazioni arrivano da due fonti distinte, che vengono valutate separatamente e poi mediate tra loro.
La Centrale dei Rischi di Banca d’Italia
È l’archivio pubblico gestito dalla Banca d’Italia, che raccoglie le segnalazioni obbligatorie di tutte le banche e gli intermediari vigilati sugli affidamenti sopra una certa soglia. Per questo modulo vengono osservati gli ultimi sei mesi di dati.
| variabile | incidenza | come si comporta |
| utilizzato / accordato sui fidi autoliquidanti e a revoca (es. scoperto di conto, anticipo fatture) | 79,87% | dominante: da sola vale quasi l’80% dell’intero peso di questa fonte |
| presenza di sconfinamento sui rischi a scadenza (es. mutui, finanziamenti rateali) | 18,45% | binaria: sì/no |
| numero di mesi di sconfinamento sul totale per cassa | 1,67% | marginale |
I Credit Bureau privati (Crif, Cerved e simili)
Sono società private che raccolgono informazioni creditizie su base contrattuale con banche e finanziarie, intercettando anche informazioni che la Centrale Rischi non vede: piccoli finanziamenti, carte di credito, prestiti rateali di importo contenuto.
| variabile | incidenza | come si comporta |
| utilizzato / accordato sui fidi non rateali | 37,89% | graduale: peggiora progressivamente quanto più si utilizza il fido |
| presenza di rate scadute e non pagate (finanziamenti rateali) | 26,88% | binaria: sì/no — penalità piena anche per una sola rata |
| presenza di rate scadute e non pagate (carte) | 20,34% | binaria: sì/no |
| presenza di sconfinamenti sui fidi non rateali | 14,88% | binaria: sì/no |
Cosa significa in pratica il modulo andamentale, per chi gestisce l’impresa
- Priorità assoluta: non utilizzare i fidi bancari al limite massimo concesso. Sia sui dati di Centrale Rischi sia su quelli dei Credit Bureau, il grado di utilizzo del fido rispetto all’accordato è la variabile che pesa di più — ed è anche quella su cui l’impresa ha il maggior controllo diretto, mese per mese.
- Zero tolleranza sui ritardi di pagamento e sugli sconfinamenti. Sono variabili che il modello valuta in modo binario: basta un solo evento — anche di importo modesto — per far scattare la penalizzazione piena. Non c’è una via di mezzo tra “in regola” e “in ritardo”.
- Se si prevede una tensione di cassa, meglio muoversi in anticipo. Rinegoziare una scadenza con la banca prima che il ritardo si verifichi è sempre preferibile ad accumulare un ritardo effettivo, che verrebbe registrato e pesato pienamente dal modello.
- La durata di uno sconfinamento conta poco. Se si sconfina per un mese o per sei mesi, il peso di questo dettaglio sul rating è quasi trascurabile: quello che conta davvero è che l’evento si sia verificato.
Dove trovare questi dati
Per monitorare la propria posizione prima ancora di richiedere la garanzia, conviene controllare periodicamente entrambe le fonti, perché non sono sovrapponibili:
- Centrale dei Rischi: la visura personale è gratuita e si richiede tramite il portale online di Banca d’Italia (serve identificazione con SPID o CIE), oppure presso una filiale della Banca d’Italia. E’ possibile ricevere i dati per una intera annualità, rinnovabile alla scadenza, in modalità di abbonamento gratuito ( per l’accesso alla Centrale Rischi si veda https://www.bancaditalia.it/servizi-cittadino/servizi/accesso-cr/ );
- Credit Bureau: la visura si richiede direttamente al singolo gestore (ad esempio tramite il portale Crif o quello di Cerved), solitamente a pagamento, con un numero limitato di accessi gratuiti l’anno previsti dalla normativa sulla protezione dei dati personali.
Controllare solo una delle due fonti non basta: come mostrano le tabelle sopra, sia la Centrale Rischi sia i Credit Bureau intercettano informazioni diverse — e pesano entrambe in modo significativo sul rating finale.
Un caso pratico: stesso bilancio, quattro rating del Fondo di Garanzia diversi in quattro mesi
Per capire quanto il modulo andamentale possa incidere sul rating, vediamo un esempio numerico che parte da un punto spesso poco chiaro: il modulo economico-finanziario si basa sugli ultimi due bilanci depositati dall’impresa, non su una situazione che si aggiorna ogni mese. Un bilancio, una volta depositato, resta lo stesso punto di riferimento del modulo per diversi mesi consecutivi — finché non viene depositato il bilancio successivo.
Ad esempio ipotizziamo quindi una società di capitali del settore commercio che abbia depositato il bilancio al 31/12/2025 e supponiamo che da quel bilancio (cioè dai dati 2025 e 2024) risulti uno scoring risulti un scoring del modulo economico-finanziario pari a EF5, dove EF1 corrisponde alla valutazione economico-finanziaria migliore (bilancio più solido) e EF11 alla valutazione economico-finanziaria peggiore (bilancio più critico).
Prendiamo adesso un periodo del 2026, ad esempio quattro mesi consecutivi. In questo periodo lo scoring economico-finanziario rimane ovviamente lo stesso (EF5): questo perché il modulo economico-finanziario che si aggiorna solo quando viene depositato un nuovo bilancio (una volta all’anno).
Supponiamo adesso che in questi 4 mesi peggiori l’andamento degli utilizzi degli affidamenti bancari (e quindi peggiori il modulo andamentale che invece si aggiorna con i dati più recenti disponibili su Centrale Rischi e Credit Bureau (ogni mese). È quindi solo il progressivo peggioramento di questi ultimi a far muovere la classe integrata finale, con deterioramento della fascia di attribuzione mese dopo mese (dove le fasce corrispondono a cinque diverse classi di rischio – da 1, la migliore a 5, la peggiore – assegnate dal Mediocredito Centrale per l’accesso e la percentuale di copertura del Fondo di Garanzia PMI; solo le imprese classificate nelle fasce da 1 a 4 sono ammissibili alla garanzia diretta; la fascia 5 esclude l’accesso per rischio di insolvenza troppo elevato, salvo eccezioni per startup e incubatori).
| mese | cosa succede | classe andamentale | classe integrata | fascia | PD massima della fascia |
| 1 | situazione pulita: fido poco utilizzato, nessuna rata scaduta, nessuno sconfino | A2 | 2 | 2 | 1,02% |
| 2 | il fido viene utilizzato quasi al 95% dell’accordato | A7 | 5 | 2 | 1,02% |
| 3 | si aggiunge una rata scaduta e non pagata su un finanziamento | A10 | 8 | 3 | 3,62% |
| 4 | si aggiunge uno sconfinamento sui rischi a scadenza | A11 | 10 | 4 | 9,43% |
Classe di valutazione integrata e fascia calcolate secondo la matrice di integrazione e la scala di valutazione ufficiali per le società di capitali. La scala attuale indica un valore massimo di probabilità di inadempimento (PD – probabilità di default) per ciascuna delle cinque fasce di valutazione.
Cosa dimostra questo esempio
- Con gli stessi due bilanci depositati come riferimento per tutti e quattro i mesi — e quindi con la stessa classe economico-finanziaria EF5 — la probabilità di inadempimento massima stimata passa comunque dall’1,02% al 9,43%, quasi nove volte tanto, solo per il progressivo deterioramento del comportamento creditizio registrato da Centrale Rischi e Credit Bureau.
- Nei primi due mesi la fascia di rischio resta la stessa, anche se la classe puntuale peggiora: l’aumento dell’utilizzo del fido pesa, ma da solo non è ancora sufficiente a far scattare un salto di fascia.
- È l’arrivo della rata scaduta, un evento “binario”, a far cambiare fascia in modo netto — a conferma che questo tipo di eventi pesa più di un peggioramento graduale; come detto sopra: “zero tolleranza sui ritardi di pagamento e sugli sconfinamenti. Sono variabili che il modello valuta in modo binario: basta un solo evento — anche di importo modesto — per far scattare la penalizzazione piena. Non c’è una via di mezzo tra “in regola” e “in ritardo”“.
- Il messaggio operativo è semplice: il bilancio non basta a proteggere il rating nel tempo. La parte su cui l’impresa ha il controllo più diretto e immediato, mese per mese, è proprio il comportamento verso banche e finanziarie.
In sintesi
Per una società di capitali del settore commercio, tenere sotto controllo il proprio rating presso il Fondo di Garanzia significa agire su due livelli diversi.
Sul fronte del bilancio, la leva di gran lunga più efficace è la solidità patrimoniale, seguita dall’efficienza nell’uso del capitale investito rispetto al fatturato generato — più che il singolo indicatore di liquidità, che in questo settore pesa relativamente poco.
Sul fronte del comportamento creditizio, la leva più potente e più immediata è non utilizzare mai i fidi al limite massimo concesso, e la regola più semplice da ricordare è che ritardi di pagamento e sconfinamenti — anche minimi — pesano quanto un evento grave, perché il modello li registra come un fatto accaduto, non come una questione di importo.
Monitorare periodicamente sia la Centrale Rischi sia i Credit Bureau, prima ancora di dover richiedere un affidamento assistito da garanzia del Fondo di Garanzia PMI, resta il modo più semplice per evitare sorprese e per intervenire per tempo su ciò che davvero incide sul rating.
[1]Fonte: Disposizioni Operative del Fondo di Garanzia per le PMI, versione aggiornata 2023, Parte IX – “Modelli di valutazione del merito di credito”. Tutti i pesi, le soglie, le matrici di integrazione e la scala di valutazione citati in questo articolo sono tratti da questo documento.