Invoice trading: le ragioni del crollo

Invoice trading: le ragioni del crollo

Invoice trading: le ragioni del crollo 150 150 Giovanni Pianca

Invoice trading: definizione

L’invoice trading è una forma di finanziamento alternativo attraverso cui un’impresa cede le proprie fatture commerciali (crediti non ancora incassati) a investitori tramite una piattaforma digitale, ottenendo liquidità immediata in anticipo rispetto alla naturale scadenza dei pagamenti.

In pratica: l’impresa “vende” la fattura a uno sconto, l’investitore la acquista e incassa l’importo pieno alla scadenza, guadagnando la differenza.

È uno strumento utile soprattutto per le PMI che hanno bisogno di migliorare il proprio capitale circolante senza ricorrere al credito bancario tradizionale. Per una più ampia disamina si veda questo precedente post.

Nel 2025 tuttavia l’invoice trading è crollato del 41% (dati dell’Osservatorio Supply Chain Finance del Politecnico di Milano — edizione 2026, presentata al convegno “Supply Chain Finance Reloading: la transizione è iniziata” ad aprile 2026, tratti da Aziendabanca.it — “Nuova fase per la Supply Chain Finance: spicca il confirming e nascono nuove soluzioni“, cfr. https://www.aziendabanca.it/notizie/imprese/nuova-fase-per-la-supply-chain-finance).

Le ragioni del crollo nel 2025

È il calo più drammatico nel 2025 dell’intero mercato italiano della supply chain finance (SCF, vale a dire  l’insieme di soluzioni finanziarie che consentono a un’impresa di finanziare il proprio capitale circolante – crediti, debiti e scorte -, facendo leva non solo sulle proprie caratteristiche economiche, ma anche sul ruolo ricoperto all’interno della catena di fornitura e sulle relazioni con gli altri attori della filiera).

Le ragioni sono molteplici e si sommano.

A) Ragioni strutturali / di mercato

  • normalizzazione dei tassi: l’invoice trading ha avuto la sua crescita esplosiva in un contesto di tassi bassi, quando il rendimento per gli investitori era ancora attraente rispetto al rischio. Con i tassi BCE risaliti, i fondi e gli investitori retail hanno trovato alternative più semplici (BTP, conti deposito, ETF monetari) con rischio inferiore. La domanda di capitale da parte degli investitori si è pertanto spostata;
  • concorrenza del factoring tradizionale: con la crescita del factoring bancario classico (+2,5%) e del confirming (+25%), le PMI che cercano liquidità trovano oggi alternative più consolidate, meno costose e con meno complessità operativa; per una analisi dello strumento del confirming si veda qui .
  • purchase order finance in calo (-20%): segnala una contrazione generalizzata degli strumenti “non bancari” e alternativi, non solo dell’invoice trading ((il purchase order finance è uno strumento di finanziamento con cui un intermediario finanziario anticipa al fornitore le risorse necessarie per eseguire un ordine già ricevuto ma non ancora evaso, prima quindi che la merce venga prodotta/consegnata e la fattura emessa; è questo il tratto distintivo rispetto agli altri strumenti SCF: interviene a monte della fattura, nella fase di produzione o approvvigionamento, non a valle).

B) Ragioni regolamentari e di rischio

  • qualità del credito: le piattaforme di invoice trading si basano sulla qualità delle fatture cedute. In un contesto economico incerto (inflazione, rallentamento domanda, geopolitica), i tassi di default o ritardo sono aumentati, rendendo il prodotto meno appetibile agli investitori;
  • pressioni regolamentari sulle piattaforme fintech: la stretta europea su crowdfunding e marketplace lending (Regolamento ECSP 2023) ha aumentato i costi di compliance per le piattaforme, riducendo margini e competitività;
  • contrazione dell’offerta: entrata in liquidazione volontaria nel 2023 la piattaforma Credimi a causa del rialzo dei tassi BCE da luglio 2022, che ha reso insostenibile il suo modello di business (la società non aveva licenza bancaria né depositi propri), restano pienamente operative le altre principali piattaforme italiane (CashMe, Workinvoice).

In conclusione, l’invoice trading ha pagato una “normalizzazione”, dopo anni di crescita trainata da tassi bassi e appetito al rischio elevato. Non è una tecnologia superata — il meccanismo funziona — ma il contesto macroeconomico 2024-2025 gli è stato sfavorevole su tutti i fronti: lato investitori, lato PMI (che trovano alternative) e lato regolamentare.

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