Finanza e filiera produttiva: reverse factoring vs. confirming

Finanza e filiera produttiva: reverse factoring vs. confirming

Finanza e filiera produttiva: reverse factoring vs. confirming 150 150 Giovanni Pianca

Reverse factoring e confirming rappresentano due strumenti nella sempre più ampia platea di soluzioni finanziarie che consentono a un’impresa di finanziare il proprio capitale circolante (crediti, debiti e scorte), facendo leva non solo sulle proprie caratteristiche economiche, ma anche sul ruolo ricoperto all’interno della catena di fornitura e sulle relazioni con gli altri attori della filiera (cosiddetta “supply chain finance“).

Definizione di reverse factoring

Come avevamo visto qui il reverse factoring è uno strumento che consente di sfruttare il merito creditizio del cliente (il cosiddetto “anchor“) per abbassare il costo del finanziamento per il fornitore. Il flusso si articola in cinque passi:

  1. il fornitore consegna la merce ed emette la fattura;
  2. il cliente approva il debito sulla piattaforma confermando la propria obbligazione;
  3. il fornitore cede il credito approvato alla banca richiedendo l’anticipo;
  4. la banca anticipa una percentuale del nominale (tipicamente 97–99%) trattenendo lo sconto come compenso;
  5. alla scadenza il cliente paga il 100% del nominale alla banca.

Si riprende l’esempio: Alfa s.p.a. (fornitore) e Beta s.p.a. (cliente).

Alfa s.p.a. è un fornitore di componentistica meccanica. Beta s.p.a. è un produttore automobilistico con rating creditizio elevato. I termini contrattuali prevedono il pagamento a 90 giorni, nell’ambito di un contratto di fornitura.

Il meccanismo funziona così: Alfa consegna i componenti e emette una fattura da € 100.000. Normalmente Alfa aspetterebbe 90 giorni, ma ha bisogno di liquidità per pagare i fornitori di materie prime. Con il reverse factoring, Beta ha aderito a una piattaforma di supply chain financing gestita dalla propria banca o da una società fintech.

Alfa carica la fattura sulla piattaforma e richiede l’anticipo. La banca, sapendo che Beta (impresa solida, rating investment grade) ha già approvato il debito, anticipa ad Alfa il 98% dell’importo — ovvero € 98.000 — in pochi giorni, trattenendo € 2.000 come sconto (che corrisponde al suo compenso). Alla scadenza dei 90 giorni, Beta paga direttamente alla banca i € 100.000 nominali.

Il risultato: Alfa ha ottenuto liquidità immediata a un costo annualizzato di circa il 3%, molto inferiore a quello di una linea di credito bancaria ordinaria per una PMI (che tipicamente oscilla tra il 5% e il 9%). Beta non ha cambiato nulla nei propri processi di pagamento e continua a pagare a 90 giorni. La banca ha guadagnato la differenza tra lo sconto incassato e il costo del funding.

Perché il costo per Alfa è così basso? Il punto chiave del reverse factoring è che il rischio di credito valutato dalla banca non è quello di Alfa, ma quello di Beta, cioè l’impresa cliente. La banca non si chiede: “Alfa è in grado di restituirmi il denaro?” — perché Alfa non ha alcun debito verso la banca. La banca si chiede “Beta pagherà i € 100.000 a scadenza?” E poiché Beta è una grande impresa con un ottimo merito creditizio, il tasso applicato è basso. È questo ribaltamento del rischio (da supplier a anchor) che spiega il nome: è un factoring avviato non dal fornitore, ma dal cliente (da qui il nome “reverse”). Questo consente a una PMI fornitrice di accedere a tassi altrimenti riservati alle grandi imprese.

Questo strumento è particolarmente diffuso nelle filiere industriali dove un grande anchor buyer (automotive, grande distribuzione, farmaceutica) può trascinare verso il basso il costo del credito per decine o centinaia di fornitori nella propria supply chain, creando valore per l’intero ecosistema.

Si ha quindi, come visto, la seguente struttura:

Reverse factoring vs. Confirming: le differenze

Sono spesso usati come sinonimi, ma la differenza è sostanziale.

Punto di partenza comune: in entrambi i casi è il buyer (il debitore) ad attivare lo strumento, non il fornitore. Questo li distingue dal factoring classico o dall’invoice trading (si veda questo mio post ), dove l’iniziativa parte dal creditore/fornitore.

dimensione reverse factoring confirming
chi attiva il buyer, tramite banca / factor il buyer, tramite fornitore di servizi di pagamento (PSP) o fintech
cessione del credito sì — il fornitore cede il credito al factor / pro-soluto o pro-solvendo non necessariamente — il pagamento avviene tramite intermediario
relazione legale cessione pro-soluto o pro-solvendo mandato di pagamento o delega
infrastruttura bancaria / factor tradizionale PSP, fintech, piattaforme digitali
destinatari tipici grandi fornitori strutturati platea più ampia, anche PMI piccole
rigidità contrattuale alta: richiede accordi formali con il factor e i fornitori bassa: il fornitore non deve firmare cessioni formali
trend 2025 -6% (in calo)* +25% (in forte crescita)*

*Dati tratti dall’Osservatorio Supply Chain Finance del Politecnico di Milano — edizione 2026, presentata al convegno “Supply Chain Finance Reloading: la transizione è iniziata” ad aprile 2026, in Aziendabanca.it — “Nuova fase per la Supply Chain Finance: spicca il confirming e nascono nuove soluzioni, si veda qui

La ragione per cui il confirming cresce mentre il reverse factoring cala sta proprio in questa flessibilità: il confirming abbatte le barriere di accesso per i fornitori, non richiedendo la cessione formale del credito né processi legali complessi. È più veloce da attivare e più scalabile digitalmente.

Vediamo ora ulteriori differenze tra i due strumenti.

Implicazioni contabili e di bilancio

Questo è il tema più delicato, particolarmente dopo i casi Glencore (2018) e Casino (2022), che hanno portato IASB a intervenire con l’emendamento IFRS 7/IAS 7 (in vigore dal 2024).

dimensione reverse factoring confirming
classificazione del debito (buyer) rischio di riclassificazione da debito commerciale (debiti v/fornitori) a debito finanziario (es. verso banche) se il programma altera sostanzialmente i termini originari tendenzialmente rimane debito commerciale, poiché non vi è cessione e i termini contrattuali con il fornitore restano inalterati
impatto su metriche può peggiorare il rapporto tra Debt/EBITDA, l’indebitamento netto e i covenant bancari se riclassificato come finanziario metriche tendenzialmente neutre, il debito resta operativo
IFRS 7 / IAS 7 (dal 2024) obbligo di disclosure ampliata: ammontare delle passività, range di scadenze, fair value, liquidità fornita dal provider stessa disclosure richiesta se il programma è “significativo”
bilancio del fornitore se cessione pro-soluto: il credito esce dall’attivo del fornitore (derecognition) il credito resta nell’attivo del fornitore fino all’incasso effettivo
rendicontazione in Italia (2025) solo il 15% delle quotate usa programmi di supplier financing con rendicontazione; 2 aziende rendicontano completamente; il 68% riporta solo l’ammontare passività ancora meno strutturata, essendo soluzione più recente
allerta per analisti variazioni anomale nei Debiti v./fornitori non correlate al fatturato; allungamento dei DPO (days payable outstanding) sproporzionato rispetto al settore più difficile da intercettare, ma si osservano gli stessi segnali sui DPO

Il DPO (days payable outstanding) è l’indicatore che misura quanti giorni in media un’azienda impiega a pagare i propri fornitori. La formula è:

DPO = \frac{debiti\ v.\ / \ fornitori}{acquisti}\ x\ 365

Più è alto, più il buyer trattiene liquidità.

Perché il reverse factoring allunga il DPO

Senza reverse factoring lo schema è il seguente:

il fornitore emette fattura (termine contrattuale: 60 gg.)
↓
il buyer paga il fornitore al giorno 60
DPO = 60 giorni

Utilizzando il reverse factoring diventa il seguente:

il fornitore emette fattura (termine contrattuale: 60 gg.)
↓
il factor paga il fornitore al giorno 10 (anticipato)
↓
il buyer paga il factor al giorno 120
DPO effettivo = 120 giorni

Il fornitore è soddisfatto perché incassa prima. Il buyer ha rinegoziato con il factor un termine di rimborso molto più lungo rispetto a quello originario con il fornitore. Il debito commerciale si trasforma di fatto in una forma di finanziamento.

Le implicazioni pratiche:

  • per il buyer: il DPO alto è una fonte di liquidità gratuita (o a basso costo). Con 120 giorni invece di 60, il buyer trattiene liquidità per altri 60 giorni, che può investire o usare per il proprio ciclo operativo. È essenzialmente un modo per finanziare il capitale circolante scaricando il costo sul factor (e indirettamente sul fornitore tramite lo sconto applicato sull’anticipo);
  • per gli analisti finanziari: un DPO molto più alto rispetto alla media del settore è il principale segnale d’allarme che un’impresa sta usando programmi di supplier finance in modo aggressivo. È esattamente quello che aveva fatto Carillion (uno dei maggiori gruppi britannici di costruzioni e servizi alle pubbliche amministrazioni; al momento del collasso, nel gennaio 2018, era il secondo contractor pubblico del Regno Unito, con circa 43.000 dipendenti nel mondo e contratti attivi con il governo britannico per ospedali, scuole, prigioni, manutenzione stradale e servizi alla difesa; il caso di dissesto più citato nella letteratura della “supply chain finance”), prima del collasso nel 2018: DPO salito a oltre 120 giorni in un settore dove la media era di 45-50;
  • per il bilancio: qui si ricollega al tema contabile discusso in precedenza. Se il buyer allunga il DPO da 60 a 120 giorni grazie al factor, i debiti verso fornitori rimangono gonfiati in bilancio più a lungo, e secondo IFRS 7/IAS 7 (emendamento 2024) questo deve essere dichiarato esplicitamente — proprio perché altera la lettura del capitale circolante da parte degli investitori.

In sintesi: il reverse factoring allunga il DPO perché disaccoppia il momento in cui il fornitore viene pagato dal momento in cui il buyer rimborsa il factor, e quest’ultimo termine è tipicamente molto più lungo di quello contrattuale originario. Il fornitore ci guadagna in liquidità immediata; il buyer ci guadagna in liquidità differita; il factor ci guadagna sullo spread. Il rischio sistemico è che il buyer accumuli debiti finanziari mascherati da debiti commerciali.

Differenze giuridiche

dimensione reverse factoring confirming
istituto giuridico cessione del credito (artt. 1260-1267 c.c.) o contratto di factoring (L. n. 52/1991) mandato di pagamento (art. 1703 c.c.) o delegazione di pagamento (art. 1268 c.c.)
pro-soluto vs. pro-solvendo può essere pro-soluto (il factor si assume il rischio di insolvenza del buyer) o pro-solvendo (rischio rimane al fornitore) non applicabile: non vi è trasferimento del rischio di credito
notifica al debitore ceduto necessaria per rendere opponibile la cessione ai terzi (art. 1264 c.c.) non richiesta: il buyer è già parte attiva del processo
rischio di revocatoria fallimentare presente: se il buyer fallisce entro 1 anno, pagamenti effettuati al factor possono essere revocati ridotto: il pagamento avviene in nome del buyer, strutturalmente più difendibile
accordi contrattuali richiesti contratto trilaterale buyer-banca / factor-fornitore; spesso necessario accordo-quadro accordo bilaterale buyer-PSP; il fornitore aderisce senza firmare cessioni
normativa europea Direttiva 2011/7/UE sui ritardi di pagamento; pressione per rispettare i 60 gg. ai fornitori stessa direttiva; il confirming è spesso usato proprio per adempiervi formalmente

Implicazioni fiscali

dimensione reverse factoring confirming
I.V.A. sulla cessione le cessioni di crediti sono in genere esenti I.V.A. (art. 10, n. 1, D.P.R. n. 633/72), ma le commissioni del factor sono imponibili Il servizio di pagamento del PSP è soggetto a IVA sulle commissioni; non vi è cessione quindi non si pone il tema esenzione
deducibilità costi (fornitore) le commissioni pagate al factor per l’anticipo sono deducibili come oneri finanziari (OIC 19) le commissioni per il servizio di pagamento anticipato sono deducibili come costi di servizio
deducibilità costi (buyer) eventuali costi del programma (commissioni di gestione) sono deducibili commissioni al PSP deducibili come costi bancari / di servizio
transfer pricing (gruppi multinazionali) se il programma è gestito da una capogruppo per conto delle controllate, vanno definiti i criteri di ripartizione dei costi (transfer pricing) stesso tema per programmi centralizzati di gruppo
ritenute su interessi se il factor è non residente, possibile ritenuta in uscita sugli interessi impliciti non rilevante (non vi è componente interesse esplicita nella struttura base)

Confronto in ottica fornitore PMI vs. buyer grande impresa

prospettiva reverse factoring confirming
accesso per il fornitore PMI più difficile: richiede accordo formale col factor, valutazione del profilo del fornitore, firma di contratti di cessione molto più semplice: il fornitore può aderire con un click su piattaforma, senza cessioni formali né valutazioni del proprio merito creditizio
costo del finanziamento per il fornitore basato sul rating del buyer (non del fornitore): una PMI ottiene liquidità a costi da grande impresa stesso meccanismo: il costo riflette il rischio del buyer, non della PMI
velocità di onboarding settimane / mesi (contratti, due diligence legale) giorni (adesione digitale)
flessibilità bassa: il fornitore cede tutto o niente, secondo i termini del contratto alta: il fornitore può scegliere fattura per fattura se anticipare o attendere
impatto sul bilancio del fornitore PMI se cessione pro-soluto il credito esce dall’attivo (derecognition): migliora il circolante netto il credito rimane nell’attivo fino all’incasso: nessun beneficio contabile diretto, solo beneficio di cassa
vantaggio per il buyer grande impresa estende i termini di pagamento reali mantenendo formalmente i contratti con i fornitori; ottimizza il DPO stessa logica ma con minore impatto sul bilancio (evita rischio riclassificazione debito)
rischio reputazionale per il buyer alto se usato per allungare eccessivamente i termini ai danni delle PMI fornitrici (attenzione alle normative anti-ritardo) relativamente più basso, percepito come strumento di supporto alla filiera
chi trae il maggior vantaggio netto il buyer (ottimizzazione DPO) più che il fornitore più bilanciato: fornitore ottiene liquidità con meno burocrazia; buyer evita rischi contabili

In conclusione, il confirming sta superando il reverse factoring non perché sia finanziariamente più conveniente in assoluto, ma perché è meno rischioso per il bilancio del buyer, più accessibile per le PMI fornitrici e più semplice da implementare digitalmente — tre fattori che nel contesto attuale pesano moltissimo.

Se Vi interessa approfondire il tema del reverse factoring, del confirming o più in generale, la supply chain finance, potere rivolgerVi al nostro servizio di Consulente in finanza aziendale – Vicenza .